L’importanza di non capire tutto: Grace Paley, un incontro


 

La letteratura non nasce da ciò che sappiamo, ma da ciò che non sappiamo. Ciò che ci incuriosisce. Che ci ossessiona. Che vogliamo conoscere

 

Paley

Ho incontrato Grace Paley grazie al meccanismo del riconoscimento. La prima volta che mi sono imbattuta in una sua poesia, leggendola, ho trovato la stessa risposta che spesso do a chi mi chiede come mai ho cominciato a pubblicare (quel poco) e produrre visibilmente così tardi. Ho sempre risposto: perché succede che tra scrivere e fare crostate per i miei cari, finisco a fare crostate.

Così quando ho letto le seguenti strofe (da Begin Again: Collected Poems), ho avuto la certezza che dovevo incontrarla più da vicino, senza bisogno di sapere molto di piu`, di lei:

 

 

Alternativa episodica del poeta

 

Stavo per scrivere una poesia

invece ho fatto una torta ci è voluto

più o meno lo stesso tempo

chiaro la torta era una stesura

definitiva una poesia avrebbe avuto

un po' di strada da fare giorni e settimane e

parecchi fogli stropicciati

la torta aveva già una sua piccola

platea ciarlante che ruzzolava tra

camioncini e un'autopompa sul

pavimento della cucina

questa torta piacerà a tutti

avrà dentro mele e mirtilli rossi

albicocche secche tanti amici

diranno ma perchè diavolo

ne hai fatta una sola

questo non succede con le poesie

a causa di una inesprimibile

tristezza ho deciso di

dedicare la mattinata a un pubblico

ricettivo non voglio

aspettare una settimana un anno una

generazione che si presenti il

consumatore giusto

 

The Poet's Occasional Alternative

 

I was going to write a poem
I made a pie instead it took
about the same amount of time
of course the pie was a final
draft a poem would have had some
distance to go days and weeks and
much crumpled paper

the pie already had a talking
tumbling audience among small
trucks and a fire engine on
the kitchen floor

everybody will like this pie
it will have apples and cranberries
dried apricots in it many friends
will say why in the world did you
make only one

this does not happen with poems

because of unreportable
sadness I decided to
settle this morning for a re-
sponsive eatership I do not
want to wait a week a year a
generation for the right
consumer to come along

 

Ho sentito quindi il bisogno di scrivere di Grace Paley, non un articolo di approfondimento sulla sua vita e la sua arte, che altri hanno restituito ai lettori con sensibilità e precisione. Tra le più profonde indagini in questo senso è da citare la prefazione a Fedeltà nell’edizione di Minimum Fax a firma di Paolo Cognetti che potete trovare a questo link:  http://www.minimaetmoralia.it/wp/ricordando-grace-paley/.

 

Mi è concesso questo spazio per parlare invece dell’incontro che succede a un autore con l’opera e la personalità di un maestro di pensiero e di scrittura. Questo tipo di incontro, non fisico ma nondimeno reale e tangibile  per la personalità, diventa un fondamento della propria capacità di espressione, e soprattutto, si offre come modello nella ricerca di una forma di scrittura consona al proprio sé. Da questo momento di stupore e meraviglia per l’altrui cifra letteraria, si riparte rinnovati e arricchiti, più consapevoli della propria strada.

Grace Paley, la figlia di emigrati russi ebrei in America, l’attivista per la pace e i diritti civili e della donna, per l’ecologia e contro il nucleare, la scrittrice, la newyorkese, la fine osservatrice dell’umano che la circonda, e dell’inumano che la minaccia. Per gradi l’ho incontrata e la reincontro, e ne scrivo quindi, pur non avendo neppure finito di leggerla. Ma proprio di questa incompletezza è fatto il mio parlare di lei.

Paley usa la parola come uno scalpello, per tracciare con poche linee sicure solchi,  come farebbe lo scultore su una forma, conferendo plasticità, dando vita.

Una vita, quella che traccia la Paley, fatta di strade, di luoghi di tutti i giorni, di relazioni profonde e di incontri fuggenti, di piccole cose della quotidianità fatte in coscienza dei grandi rivolgimenti della storia, e soprattutto, una vita vissuta in contatto continuo con la propria interiorità. Il suo mondo interiore è una lente che schiarisce i nodi neri dell’esistenza e li porta in superficie, che partecipa a tutte le esperienze, anche le meno spirituali.

Grace Paley ha fede nell’evoluzione e ragiona sul fato, direi, come rivela poi il nome dell’alter ego da lei scelto, Faith Darwin, protagonista di molti suoi scritti. Scritti che hanno fatto della brevità e intensità una dimensione precisa e perfetta. Il metro del suo scrivere mi è sembrato una misura quasi irraggiungibile, tale da lasciarmi, sin dal primo assaggio, veramente deliziata. Forse perché ho sempre considerato la dimensione del racconto appartenermi, e mi sono da sempre avvicinata a questa narrazione convinta che la sua brevità avesse in sé grande valore. Ho sempre guardato ai maestri che avevano scelto consapevolmente questa forma, come Antonio Tabucchi, per esempio, per restare ai nostri tempi e a coloro che li hanno vissuti.

La raccolta di tutti i racconti della Paley è pubblicata in Italia da Einaudi, con il titolo Piccoli contrattempi del vivere. Questi racconti hanno suscitato in America, e non solo, grande interesse e ammirazione, e diventando oggetto di studio e approfondimento.

L’autrice stessa dev’essersi stupita in vita dell’interesse del mondo letterario per la propria scrittura, che arrivò tardivamente al centro dell’attenzione generale; non se ne sentì mai lusingata e, nonostante le numerose richieste, non volle mai abbandonare la via del suo scrivere sintetico per avventurarsi su quella del romanzo, che non riteneva le corrispondesse.

Potrei citarne molti, per il forte impatto che hanno avuto sulla creazione della mia scala di valori stilistici ed espressivi; tuttavia, non volendo aprire un trattato sulla sua scrittura, mi limiterò a trarre un esempio dal racconto Desideri (titolo originale Wants dalla raccolta Enormous Changes at the Last Minute, del 1974 ). E’ di una brevità estrema, giusto due pagine:

La Paley tratteggia una vita di donna a partire dalla mancata riconsegna di alcuni libri in biblioteca, avvenuta per indolenza e per l’incapacità di decidere conclusa la rilettura dei volumi: nell’incontro con l’ex marito sulle scale della biblioteca stessa, l’episodio della mancata riconsegna diventa espediente per analizzare il fallimento del matrimonio, e la scala di valori, la forbice interiore che ha portato la coppia alla distanza emotiva.

E qui si mette in azione sapiente il cesello dell’autrice che, con poche frasi scolpite, profonde nei contenuti e lievi nella forma, tratteggia in queste due pagine il carattere e la sensibilità della protagonista, il suo passato e lo sguardo presente, la progettualità di vita, e la capacità di autoanalisi.

E’ un racconto folgorante, esemplare, di assoluta modernità eppure consono a tutta l’eredità del racconto non solo americano, ma anche mitteleuropeo.

Alcuni passi dal racconto Desideri:

Il mio ex marito mi seguì fino al banco della restituzione. Interruppe la bibliotecaria, che aveva ancora da dire. Per tanti versi disse, attribuisco la colpa del fallimento del nostro matrimonio al fatto che tu non abbia mai invitato a cena i Bertram.

Epossibile, dissi io. Daltra parte, se ben ricordo: primo quel venerdì mio padre stava male, poi sono nati i bambini, poi ho cominciato ad andare a quelle riunioni del martedì sera, e alla fine è scoppiata la guerra. Dopo, mi sembrava di non conoscerli più, i Bertram. Comunque hai ragione, avrei dovuto invitarli a cena.

(…)

 

Io volevo una barca a vela, disse lui. Ma tu non volevi mai niente.

Non prendertela, dissi io. Non è mai troppo tardi.

No, disse lui, con molta amarezza. Può darsi che me la comperi, la barca. In realtà (...)

Per te invece è troppo tardi. Tu non vorrai mai niente.

()

 

Quello che voglio dire è che mi sedetti sui gradini, e lui se ne andò.

Diedi un occhiata alla Casa della gioia, ma avevo perso dinteresse. Quellaccusa gravava pesantemente su di me. Ora è vero, io non ho desideri o bisogni assoluti. Ma anche io voglio qualcosa.

Per esempio, voglio essere una persona diversa. Voglio essere la donna che riporterà questi due libri alla biblioteca tra due settimane. Voglio essere la cittadina efficiente che cambia il sistema scolastico e interpella il consiglio comunale sui problemi di questo amato centro urbano.

Avevo promesso ai bambini di far finire la guerra prima che diventassero grandi.

()

 

Un modello di cui prendere coscienza, da tenere a portata di mano per la crescita personale, la Paley mi è venuta incontro prima con le sue opere, poi nelle atmosfere di strade e luoghi di una città americana nella quale, sin dal primo istante, mi sono sentita a casa. Com’era di casa lei, che faceva parte, nel Greenwich Village, quasi dell’arredo urbano. La sua newyorkesità, un amore dichiarato e un distintivo di riconoscimento, come lei stessa esprime in una sua poesia:

 

sorrido alluomo sorridente lui

annuisce cortese noi

riconosciamo nellaltro la newyorkesità.

 

I smile at the smiling man he

nods his head courteously we

know each other our newyorkness

 

( da Fidelity, 2008 )

 

La raccolta Fidelity che contiene questi versi è stata pubblicata postuma alla sua morte, e fu completata dall’autrice negli ultimi anni di vita.

Ad un’attenzione più vasta, questa raccolta è giunta soprattutto grazie a un paio di poesie dal tema scottante, prima fra tutte la oramai famosa Grazie a Dio non c’è nessun Dio. Versi che molti hanno voluto interpretare come un inno all’ateismo, ma che di fatto sono molto più di una semplice bandiera agnostica. Sono una riflessione profonda sulle colpe delluomo per i mali del mondo, e una diffida ad usare la fede in modo consolatorio ed utilitaristico.

 

Grazie a Dio non c'è nessun Dio

Grazie a Dio non c'è nessun Dio

o saremmo tutti perduti

se fosse Lui che ci fa gridare

di angoscia feroce di fronte alla tortura

all'odio tre o quattro volte per generazione

non ci sarebbe speranza e seppure Lui permettesse

alla pace di apparire allora un giorno grandi lastre

di pietra sotto i frutteti e il mare potrebbero

muoversi piano una contro l'altra terremoto

 

se fosse stato Lui a costruire così stretto il ponte

su cui siamo esortati a passare

senza paura mentre intorno a noi

i vecchi gli zoppi i maldestri i

bambini scalpitanti ruzzolano giù

e a volte vengono spinti nell'orrido

precipizio se fosse Lui certo saremmo perduti

 

se fosse Lui a offrire il libero arbitrio ma

solo ogni tanto strano dono

per un popolo che abbia appena distinto

la mano destra dalla sinistra

ma se siamo noi i responsabili con-

sideriamo il nostro assiduo amore uno per l'altro

perché questo è il giorno d'oggi ora possiamo

guardarci negli occhi

a grande distanza questo è il tele-

fonico elettronico digitale giorno d'oggi

celebre per il denaro e la solitudine ma noi

 

abbiamo sconfitto Babele accettando parole

straniere in gloriose traduzioni se

 

sappiamo essere responsabili se siamo

diventati responsabili

 

 

Thank God there is no god

 

Thank God there is no god
or we'd all be lost

if it is He who sends us howling
in murderous despair at torture
hatred three or four times a generation
there'd be no hope and if He permitted
peace to appear then one day great plates
of stone beneath the orchards and sea may
move slowly against one another earthquake

if it is He who built that narrow a bridge
across which we are invited to walk
without fear while all around us
the old the lame the awkward the jumping-
up-and-down children are tumbling off
or sometimes pushed into the hideous
gorge if it is He then we are surely lost

if it is He who offers free will but
only sometimes a peculiar gift
for a people who have just distinguished
their right hand from their left
but if we are responsible con-
sider our frequent love for one another
because this is nowadays we may be able
to look over great distances into
each other's eyes these are the tele-
phonic electronic digital nowadays
famous for money and loneliness but we

have defeated Babel by accepting the words
of strangers in glorious translations if

we can be responsible if we have
become responsible

 

Oltre a praticare fedelmente la poesia e il racconto, la Paley, già ricercata da importanti editori e testate, raccolse nel volume Just as I Thought ( da noi tradotto con il titolo Limportanza di non capire tutto ) del 1998 scritti quali lezioni, pezzi giornalistici, politici, saggi, interventi orali, relazioni, e prefazioni a sua firma.

È in questa raccolta che ho trovato la citazione con cui inizio questo pezzo e che, davvero contiene punto per punto il mio modo di sentire sul valore letterario.

Queste scritture ci consegnano un ampio spaccato del mondo intellettuale della scrittrice, e ce la fanno conoscere più da vicino nella sua biografia, nel suo impegno sociale, politico, civile, nei suoi interessi. Li ho presi in mano da non molto e così, fino a poco tempo fa, il mio rapporto con questa autrice - questa intimità intellettuale che percepisco e che vuole essere l’oggetto di questo mio scritto - era più o meno basato esclusivamente sulla sua produzione strettamente letteraria.

Spulciando in questa raccolta ho sorprendentemente trovato ulteriori punti di contatto con lei. Tra i molti, il riscatto della cosiddetta struttura debole, concetto che ha atterrito molti narratori costringendoli a costruire scatole cinesi di trama, spesso vuote.

Tutti dicono che i miei racconti non hanno trama, e questa cosa mi manda fuori di testa. La trama non è niente; la trama è solamente tempo, una linea temporale. Tutte le nostre storie hanno una linea temporale. Una cosa succede, poi ne succede unaltra.

Oppure il tema molto caro della responsabilità, che per la Paley non appartiene a chi narra, in virtù dell’essere persona pubblica, o tantomeno di un eventuale successo, o qualsivoglia altro riflettore puntato, ma solo in virtù della propria urgenza espressiva, della propria forma di pensiero, del proprio coraggio umano. Soprattutto se donna. Essere responsabile della poiesis per antonomasia.

Concetto che, d’altronde, Grace ha cantato anche in versi ( ancora da Begin Again: Collected Poems):

 

Responsabilità

 

È responsabilità del mondo lasciare che il poeta sia poeta

È responsabilità del poeta essere donna

È responsabilità del poeta stare agli angoli delle strade

a distribuire poesie e volantini scritti

meravigliosamente

e anche volantini che non si possono guardare

per la loro retorica altisonante

È responsabilità del poeta essere pigro perdere tempo

e fare profezie

È responsabilità del poeta non pagare le tasse di guerra

È responsabilità del poeta entrare e uscire da torri davorio

bilocali su Avenue C

campi di grano saraceno e basi militari

È responsabilità del poeta uomo essere donna

È responsabilità del poeta donna essere donna

È responsabilità del poeta dire la verità al potente come

affermano i Quaccheri

È responsabilità del poeta imparare la verità da chi non

ha potere

È responsabilità del poeta ripetere sempre: non esiste

libertà senza giustizia cioè giustizia economica e

giustizia in amore

È responsabilità del poeta cantarlo su melodie originali e

su quelle tradizionali degli inni e dei poemi

È responsabilità del poeta ascoltare ogni diceria e

riportarla come i narratori diffondono la storia della vita

Non esiste libertà senza paura e senza coraggio non

esiste libertà a meno che terra e aria e acqua sopravvivano

e con loro sopravvivano i bambini

È responsabilità del poeta essere donna tenere docchio

il mondo e gridare come Cassandra, ma per essere

ascoltato questa volta.

 

Responsibility

 

It is the responsibility of society to let the poet be a poet

It is the responsibility of the poet to be a woman

It is the responsibility of the poet to stand on street corners

giving out poems and beautifully written leaflets

also leaflets you can hardly bear to look at

because of the screaming rhetoric

It is the responsibility of the poet to be lazy

to hang out and prophesy

It is the responsibility of the poet not to pay war taxes

It is the responsibility of the poet to go in and out of ivory

towers and two-room apartments on Avenue C

and buckwheat fields and army camps

It is the responsibility of the male poet to be a woman

It is the responsibility of the female poet to be a woman

It is the poet's responsibility to speak truth to power as the

Quakers say

It is the poet's responsibility to learn the truth from the

powerless

It is the responsibility of the poet to say many times: there is no

freedom without justice and this means economic

justice and love justice

It is the responsibility of the poet to sing this in all the original

and traditional tunes of singing and telling poems

It is the responsibility of the poet to listen to gossip and pass it

on in the way storytellers decant the story of life

There is no freedom without fear and bravery there is no

freedom unless

earth and air and water continue and children

also continue

It is the responsibility of the poet to be a woman to keep an eye on

this world and cry out like Cassandra, but be

listened to this time.

 

 

Procedendo nella lettura de LImportanza di non capire tutto, ho avuto una vera rivelazione. Tanto più perché avevo già organizzato molto tempo prima che questa mi si palesasse, un reading per l’associazione Saffo e le altre* (Movimento per la diffusione del patrimonio delle Donne) in seno al quale, dovendo proporre due nomi di poetesse storiche che mi fossero particolarmente vicine, avevo fatto cadere la mia scelta su Karoline von Gùnderrode e Grace Paley, appunto. La prima incontrata nel libro di Christa Wolf Nessuno luogo, da nessuna parte (Kein Ort, Nirgends), e frutto di un lungo processo di associazione intellettuale e riconoscimento negli anni più acerbi della mia vita, soprattutto della mia vita di emigrata in terra tedesca. Così, poco prima di Natale, proseguendo nella lettura di quella raccolta, verso la fine, mi sono imbattuta nella prefazione, a firma della Paley, all’edizione americana di Che cosa resta, (racconti di Christa Wolf, 1992). E qui ho scoperto una fortunata coincidenza: la Paley fece visita alla Wolf a Berlino Est, per intercessione di un’amica comune. Racconta lei stessa:

 

Quello che mi interessava era la donna, lo scrittore appassionato, dedito alla letteratura, che credeva al tempo stesso di dover avere un rapporto lavorativo - così come una certa responsabilità - con la società. Sembrava esattamente lo scrittore che volevo conoscere: non ce ne sono molti come lei, nonostante alcuni mi siano comunque cari.

In questa prefazione la Paley si confronta direttamente con la stoffa di Nessun luogo da nessuna parte, e con la protagonista femminile Karoline von Gùnderrode, dando anche una sua definizione dello scritto: lo considero un lavoro teatrale sul dolore (lutto) degli scrittori romantici dei primi anni del diciannovesimo secolo.

In questo mio non sapere, quindi, avevo fatto un’associazione in qualche modo coerente col sentire della Paley oltre che col mio, nel portare a confronto il suo nome con quello della Gùnderrode.

E così, sperando di avervi trasmesso il mio affetto per lei, vi invito a leggerla e a seguire anche, quando e se scrivete, i suoi consigli:

il povero scrittore - che presumibilmente svolge un lavoro intellettuale - non dovrebbe sapere di cosa sta parlando (), a un scrittore di invenzione, io suggerirei una cosa del genere: quali sono gli aspetti di una situazione che davvero non capite?

Anna Bertini -

Appassionata e dedita da sempre alla scrittura e alla musica, è nata in Toscana, a Livorno e si è trasferita nel 1987 a Monaco di Baviera dove ha acquisito il Diploma in Educazione dell'adulto e quello di Lingua Tedesca. Si è dedicata per svariati anni all’insegnamento della lingua italiana per stranieri. Ha studiato Drammaturgia presso la Facoltà di Theatherwissenschaft della Münchner Ludwig Maximilian Universität.

Ha frequentato il primo anno del Master in Tecniche della Narrazione e i corsi di Editing, Critica Musicale, e Scrittura per il Teatro presso la Scuola Holden di Torino (’94-’96). Dal 1996 al 2011 si è occupata di management culturale, fondando le due agenzie Bertini Art Networking e Joinopera. Ha curato le carriere di musicisti e l’organizzazione di eventi e spettacoli, collaborando con molte prestigiose istituzioni e personalità internazionali.

Ha trascorso diversi mesi in Africa per l’adozione della figlia Nathalie, in seguito alla quale ha abbandonando la carriera manageriale. Questi cambiamenti le hanno i consentito di dedicarsi più intensamente alla scrittura, che è diventata così ( insieme alla cooperazione con scuole e istituzioni culturali per seminari e laboratori di espressività e didattica della musica ) più centrale nella sua attività.

Pubblica bimestralmente sulla rivista letteraria La Stanza di Virginia, e bisettimanalmente sul magazine dell’Associazione Onlus Facciunsalto Editori. Sue liriche e racconti sono comparsi in svariate antologie ed ebooks, tra le quali citiamo il IV e VI numero de I Quaderni di Èrato, l’antologia Voci contro la Guerra di Onirica Edizioni, e quella Teorema del Corpo, Donne scrivono l’eros, FusibiliaLibri, 2015.

Ha pubblicato nel 2015 per FusibiliaLibri la silloge “Profusioni”, ( nota editoriale di Adriana Gloria Marigo ). Ha scritto un romanzo e una raccolta di racconti, entrambi in via di pubblicazione.

E’ membro di EWWA European Writing Women Association, e di DVPJ, Deutscher Verband der Pressejournalisten.

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