Biancaneve, come ti aggiorno un'eroina


Tra le immagini della propria infanzia, c’è ormai da diverse generazioni quella della Biancaneve di Walt Disney, melensa protagonista di un grande film d’animazione, umoristico e spaventosamente gotico, che passa le sue giornate prima a fare le pulizie per la Regina cattiva e poi a farle per i Nani, alla faccia del femminismo: non è un caso infatti che nel film di Disney sia surclassata come fascino ed interesse dai Sette Nani e dalla stessa regina Grimilde, sia da bella che da orribile strega.

In parallelo si può aver fatto la conoscenza con la Biancaneve dei fratelli Grimm, raccolta dai medesimi dalle voci di contadini nella Foresta Nera dei primi decenni dell’Ottocento, storia di iniziazione alla vita e di gelosia, decisamente dark e politicamente scorretta, anche se ci sono poi le versioni edulcorate per i bambini nei libri di fiabe a loro destinati.

In quest’ultimo anno ci sono ben tre Biancaneve, tra cinema e televisione, tutte decisamente diverse dalla fanciulla impaurita dei Grimm e dalla casalinga canterina di Disney, in cui il personaggio viene riletto non solo alla luce del femminismo, ma anche con reminescenze del femminile e femminimo nella spiritualità e nel folklore.

La Biancaneve di Tarsem Singh è colorata, molto debitrice, e non a caso visto che il regista si è formato in quell’ambito culturale, al cinema di Bollywood, con toni da commedia di costume e una protagonista, Lily Collins, sufficientemente carina e ironica da riuscire a tenere banco di fronte ad una Julia Roberts regina cattiva ossessionata dal suo aspetto fisico come le dive del cinema e abbastanza tirannica da suscitare desiderio di ribellione nella foresta. Kisch, con toni da commedia, presenta un aggiornamento di Biancaneve senza tradire lo spirito, in chiave anche multiculturale, e senza rendere più la protagonista la serva di tutti, tra fiaba, musical e chick lit.

Molto più interessante risulta essere però Biancaneve e il cacciatore di Rupert Sanders, che recupera le suggestioni dark ed orrorifiche della fiaba originale, rendendola simile ad un fantasy di ambientazione medievale, con l’aiuto di impeccabili e mai pacchiane (a differenza dell’altro film) scenografie e costumi. Ci sono echi de Il trono di spade e di Marion Zimmer Bradley nel film, il vero principe per la protagonista è un guardiacaccia proletario ante litteram affascinante ma burbero ed ubriacone (ma diciamo che il principe azzurro si fa una figura magra in entrambi i film, in quello di Singh è surclassato dal papà di Biancaneve, Sean Bean) e lo scontro tra donne avviene in campo mistico e sul campo di battaglia. La Regina Ravenna, una splendida Charlize Theron che rende impossibile ogni confronto, è un’ex bambina abusata diventata vampira di vite, recuperando l’ispirazione originale del personaggio verso la contessa Bathory, che in cerca di un’illusione di giovinezza massacrava giovani fanciulle per bere il loro sangue e fare il bagno nel medesimo. Biancaneve è una guerriera capace di guidare un esercito, a metà strada tra Giovanna d’Arco e Xena, e l’unico punto debole di un film divertente e ricco di spunti, è la scelta della poco espressiva Kristen Stewart, in un ruolo che con un’altra interprete sarebbe stato ben più incisivo.

La terza Biancaneve del momento è una dei protagonisti del serial urban fantasy Once upon a time, appena rinnovato per una seconda stagione, con prospettive di altri sviluppi futuri. Ideata dagli stessi autori di Lost Edward Kitsis e Adam Horowitz, Once upon a time recupera in pieno l’importanza del femminino nelle fiabe, mettendo le donne grandi protagoniste. Tra i regni oltre le Foreste incantate e la cittadina di Storybrooke del Maine, dove tutti i protagonisti delle fiabe sono stati relegati senza memoria da un sortilegio della Regina di Biancaneve, le donne sono grandi protagoniste, tra la prescelta Emma, figlia di Biancaneve e del principe, trentenne scettica con una triste vita da bambina abbandonata alle spalle, le Fatine guerriere e benefattrici, Belle che rilegge con l’ambiguo Tremotino la storia d’amore de La Bella e la Bestia, Cappuccetto Rosso lupa mannara e giovane ribelle, Cenerentola aspirante principessa e ragazza madre ricattata.

Il fulcro di tutto è la rivalità tra Biancaneve e la Regina cattiva, nata da un torto che senza saperlo la principessina ha fatto alla sua futura matrigna, che si snoda tra mondo della magia e realtà, tra un al di là in cui Biancaneve diventa una brigantessa guerriera prima di sposarsi con il suo principe e poi perdere tutto e un di qua in cui è una timida maestra e volontaria in ospedale innamorata di un giovane senza memoria. Viceversa la Regina è da una parte una ex giovane dal cuore puro corrotta da drammi e dalla magia oscura, dall’altra il sindaco Regina, fredda e calcolatrice, ma in definitiva desiderosa ovunque di un po’ d’amore e di una famiglia vera, per le quali cose è disposte a sconvolgere gli universi, forse ritrovando poi se stessa perché bisognerà vedere gli sviluppi delle proprie stagioni.

Biancaneve non è comunque più in nessuno di queste vicende una fanciulla sprovveduta, ma una giovane donna che rischia in prima persona, si batte contro le ingiustizie, si impegna socialmente e non si limita a sognare il grande amore e a soccombere di fronte agli attacchi della Regina: e pare che sia solo il primo dei personaggi delle fiabe che verrà riletto.

Elena Romanello -

Torinese, classe 1968, lavora come bibliotecaria, è giornalista presso diversi giornali on line e cartacei, e ha scritto e scrive sia saggi che romanzi fantasy. Si occupa di tematiche al femminile e femministe, diritti civili, animali, cultura in generale, con particolare attenzione per libri e fumetti.

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