Recensione a “Fantasma d’amore”


Recensione a “Fantasma d’amore” di Mino Milani – Barion, 2013

 

fantasmaChi ben conosce, ma soprattutto chi non conosce, l’opera di Mino Milani, solo scorrendo l’elenco della sua ricca produzione su Wikipedia, si sente sicuramente inadeguato a stendere una recensione su un suo scritto.

Eppure vale la pena tentare, per invitare alla lettura di uno dei romanzi più noti di questo prolifico autore, “Fantasma d’amore” del 1977, che viene ora ri-pubblicato dalla casa editrice Barion, chi nel ’77 era nell’età per leggere “Pinocchio” o “Cuore” o “Piccole donne” o, non ancora concepito, era in attesa tra gli angeli.

All’epoca il libro in oggetto divenne un best seller e, nel 1981, Dino Risi ne ricavò l’omonimo film interpretato da Marcello Mastroianni e Romy Schneider. Film e libro però differiscono nel finale: come spesso accade, infatti, romanzi e film ad essi ispirati vivono una loro indipendente vita, da opere d’arte diverse come sono.

Il libro “Fantasma d’amore” si lascia divorare, scritto com’è in uno stile scorrevole e accattivante che permette all’autore anche di tralasciare le virgole per far fluire meglio il discorso e la narrazione: “piccola distorta goffa ombra bianchiccia” si legge, per esempio, a pag.31; “vertigine paura vergogna senso d’abiezione disprezzo voglia di violenza” a pag.36; “incertezza incredulità sorpresa diffidenza”  a pag. 63; “notte (si legge così a pag.83 ma immagino stia per “rotte”) vertebre sterno arterie vita”; e poi il drammatico “che cosa faccio se è morta che cosa faccio se è morta che cosa faccio se è morta” a pag.199, e ancora “una vecchia un uomo con gli occhiali un uomo con la barba una donna dalla faccia appassita un ragazzo” a pag.263, e via discorrendo.

L’autore, com’è noto, è pavese e la storia è ambientata a Pavia: la narrazione si snoda tra il 25 ottobre e il 29 novembre del 1975, in una Pavia dove, il biglietto del bus costava cento lire e dove, allora come oggi, nei caffè si chiacchierava “di politica, di crisi, di tasse”.

Il protagonista, “Nino Monti… commercialista”, il 25 ottobre 1975, all’età di quarantasei anni, si trova a fare qualcosa di inusuale e insolito: invece di prendere l’automobile, aspetta l’autobus. Da quel momento viene irretito, come una mosca rimasta prigioniera in una ragnatela (l’immagine è dell’autore e la si trova, efficacemente dipinta, nel corso della narrazione) in una vicenda che lo porta dapprima a fare “un po’ di ricerca del tempo perduto” per le vie della città e, poi,  sempre di più, a dubitare della propria salute mentale.

Il tempo perduto è quello di venticinque o ventisei anni prima, un amore giovanile, dei tempi in cui oltre alle osterie, in città, c’erano anche le latterie e si poteva bere l’acqua del Ticino.

Un amore che si scopre essere l’amore della gioventù di Nino, il primo amore, ma forse anche l’amore redivivo dei quarantasei anni: l’amore per Anna Brigatti.

Anna ricompare nella vita di Nino, sconvolgendola, perché “certi debiti vanno pagati”.

Ma è Anna a ricomparire oppure il fantasma di Anna? Oppure ancora si tratta solo di un’ossessione partorita dalla mente di Nino? Sono coincidenze casuali quelle che si verificano nella vita peraltro ordinaria di Nino oppure tessere di un puzzle sul cui senso il protagonista si interroga sin dalle prime pagine e che cerca di scoprire fino alla fine del romanzo? Il lettore, trascinato dal racconto, si fa le stesse domande di Nino: troverà una risposta “davanti all’inconoscibile”?

La storia viene narrata in prima persona: è Nino che parla, Nino che racconta, Nino che rievoca, Nino che si interroga, Nino che dubita… fino alle ultime pagine, quando l’io cede il posto, per qualche paragrafo, all’egli, fino a quando Nino, grazie a “una cellula solitaria, dall’alto della sua fredda normalità”, torna “ad essere io”.

Si tratta di un romanzo solo apparentemente leggero e scanzonato, e, anche se Nino rassicura se stesso dicendosi che “nulla è senza spiegazione, e se il mondo è equilibrio, l’equilibrio non può essere misterioso”, il mistero volutamente resta tale, oscuro, inaccessibile

E’, si può azzardare, una cavalcata esistenziale sempre più intensa e vorticosa.

“Pensi davvero che il tempo esista?” chiede Anna al Nino quarantaseienne, “esiste il tempo” si chiede poi Nino, “aveva un senso, tutto questo?”, “che senso ha?” si chiede ancora il protagonista: si tratta di interrogativi su cui capita a tutti di soffermarsi, più o meno intensamente. Che poi si trovino risposte è un’altra questione…

Efficaci i ritratti della moglie presidentessa, della segretaria e dell’impiegato di Nino nonché degli altri personaggi, che l’autore delinea sapientemente anche con poche, apparentemente casuali, pennellate.

Non mancano le citazioni dal mondo della poesia, dal famosissimo “Come d’autunno sugli alberi le foglie” fino a Spoon River.

Sono quindi senz’altro auspicabili un successo e una rinnovata fortuna di questa ultima edizione di “Fantasma d’amore”, pari o superiori a quelli del 1977: buona lettura!

Daniela Marras -

Nata e cresciuta in Sardegna, classe 1969. Laureata in Giurisprudenza con una tesi in Filosofia del diritto, giudicata di "particolare valore", dopo una significativa e gratificante esperienza all'estero, a Edimburgo, che le è restata nel cuore, si è trasferita dapprima a Milano e poi a Pavia per motivi di lavoro.

Appassionata di lettura e viaggi e amante della scrittura, ha pubblicato la raccolta di poesie "Nell'attesa" e una breve raccolta di racconti, tirandoli fuori dal cassetto. Nell'inserto estivo de "L'Unione Sarda" del 9 agosto 2000, è stato pubblicato, anonimo su richiesta dell'A., il racconto "L'enigma del teschio" selezionato da Massimo Carlotto. Nel 2001 ha ricevuto il Diploma di Merito per la Menzione d'Onore in occasione del Premio di Poesia "Faustino Onnis". Nel 2004 la poesia "Fiumi" è stata pubblicata nella raccolta del premio "Chiare fresche e dolci acque" a Morbegno.

Nonostante le batoste della vita, non si perde d'animo e confida ancora nel futuro...

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