Le parole non vivono nei dizionari, vivono nella mente. Se ne volete una prova, pensate a quante volte, nei momenti di maggiore emozione, vi capita di non trovarne nessuna quando più ne avreste bisogno.
Eppure il dizionario esiste; è lì, a vostra disposizione, ci sono mezzo milione di parole in ordine alfabetico. Ma potete davvero usarle? No, perché le parole non vivono nei dizionari, vivono nella mente. (…) E come vivono nella mente? Nei modi più strani e svariati, non molto diversamente dagli esseri umani; vagando qua e là, innamorandosi e accoppiandosi. Ẻ indubbio che siano molto meno limitate di noi dalle convenzioni e dai cerimoniali.
Parole regali possono permettersi di accoppiarsi con le più comuni. Parole inglesi sposano parole francesi, tedesche, indiane, e di colore se gli salta in testa di farlo. (…) Per questo, imporre regole a queste impenitenti vagabonde è del tutto inutile. Le poche regole di ortografia e di grammatica esistenti sono le uniche restrizioni che potremmo imporre loro. (…) Non amano che si discuta della loro purezza o della loro impurità. (…) E non amano essere sollevate in punta di penna ed esaminate una per una. Restano sempre unite in frasi, in paragrafi, a volte per intere pagine. Di fila.
Odiano essere utili; odiano dover far soldi; odiano andare in giro a tenere conferenze. In breve, odiano qualunque cosa che imponga loro un unico significato, o che le immobilizzi in una posa, perché cambiare fa parte della loro natura.
Virginia Woolf, Il mestiere di scrivere (pubblicato in Ore in Biblioteca – La Tartaruga edizioni)