La stanza e il cortile

La stanza e il cortile Maragoni

La stanza era fredda. Una di quelle mattine in cui l’umidità s’infila sottopelle, tra le ossa e non ti molla. Neppure se ti avvolgi nella coperta che ti ha regalato tua madre, quella con il disegno a quadri sbiaditi e l’odore di ammorbidente da discount.

Aprii la finestra un momento, solo per sentire se fuori ci fosse ancora il mondo; poi, la richiusi subito. Il cielo era grigio, e il cortile pieno di silenzi. Una donna buttava il secchio dell’umido, con la stessa grazia con la quale si spingono via le giornate sbagliate. Mi versai polvere di caffè solubile in una tazza con il bordo sbeccato, aggiunsi acqua bollente, e tornai al computer.

L’idea era quella di scrivere una frase, una sola frase perfetta. Se avessi scritto una bella frase, avrei potuto scriverne due, e poi tre o quattro, magari, avrei potuto scrivere per sempre.

Ma, supponiamo avessi fallito, o avessi perso tutto il mio gran talento. Cosa sarebbe accaduto? Avevo trentotto euro sulla mia PayPal. Trentotto euro e sedici centesimi, e una fottuta paura di scrivere. Sfregai i polpastrelli, ci soffiai sopra. Per favore, dei della scrittura, ti scongiuro Ray Carver, non abbandonatemi adesso.

Iniziai a pigiare sulla tastiera e scrissi:

«C’era una volta e ora non c’è più un uccellino dalle piume blu. C’era una volta e ora non c’è più uno gnometto col naso all’insù. C’era e non c’era, c’è e ci sarà tutta la vita a volontà!»

Rilessi e mi inumidii le labbra. Non era roba mia, ma diamine, bisogna pur cominciare da qualche parte.

Tornai indietro col delete. Lo schermo bianco e il cursore lampeggiava come uno schiaffo.

Pensai: e se davvero fosse finita? Se la scrittura mi avesse mollato? Come i grandi amori che se ne vanno senza far rumore, lasciandoti solo un paio di mutande nel cassetto e un sorriso amaro in fondo al cuore. Avevo amato la scrittura più di me stesso, del mio corpo, e di ogni donna. E ora, lei non rispondeva più.

Mi alzai, feci due passi nella stanza, come uno che aspetta la condanna. Ieri, avevo pensato di cercare lavoro come giardiniere, oggi, mi sembrava una bestemmia. Io che avevo letto Calvino e Dostoevskij in bagno, che mi commuovevo rileggendo le lettere di Cesare Pavese, e parlavo con i personaggi che inventavo come fossero vecchi amici. E adesso qui, con la filastrocca del c’era e non più a farmi da compagna.

Cliccai su una cartella che avevo nominato: "Romanzo giallo". Aprii il file. C'erano solo quattro parole: "Capitolo uno: notte siberiana".

Chiusi tutto. Accesi una sigaretta senza voglia di fumare, giusto per vedere qualcosa bruciare. La brace sul filtro pareva l’unica cosa viva nella stanza.

Ripensai a lei. Sempre lei. La ragazza che un giorno mi disse: "Tu scrivi perché hai paura di vivere". Mi aveva lasciato due settimane dopo, forse perché l’avevo fatta sentire come un personaggio secondario. E aveva ragione. Scrivevo perché nella vita vera avevo il fiato corto, non riuscivo mai a dire la cosa giusta, e mi tremavano le mani quando provavo a toccare il cuore di qualcuno.

A scuola copiavo le versioni di greco e latino, ma annotavo poesie d’amore sulla Smemoranda. Una volta, la prof di Storia mi disse: "Tu hai una voce". Ma, da allora, sono successe troppe cose, e la voce forse si era abbassata, oppure era andata a urlare da un'altra parte.

Ripresi a pigiare la tastiera, senza cercare la frase perfetta. Scrissi di una mattina qualunque, di un uomo seduto al computer che prova a non pensare al saldo del conto corrente, ma ai sogni, e s’innamora della propria paura e la bacia in bocca, anche se ha il sapore dell’umido del cortile.

Scrissi che magari non doveva diventare qualcuno, bastava tornasse a essere. E che, forse, la letteratura è un modo come un altro per chiedere abbracci, perché le parole non fanno soldi, ma tengono caldi i morti dentro di noi.

Scrissi di tutto questo, senza punteggiatura, senza vergogna, senza sapere dove stessi andando.

E per la prima volta, dopo mesi, non mi sentii solo.

Paolo Maragoni

Paolo Maragoni

Autore e redattore
Paolo è un inguaribile sognatore e passeggia sulle nuvole! Forse lo dice per scherzo, ma non troppo. È nato a Terracina, dove vive; lavora come consulente tecnico commerciale nel settore degli impianti termomeccanici ed energie alternative. Nella seconda vita è un Artist e Creative coach, editor e insegnante di scrittura creativa. È autore, attore e regista teatrale da oltre 30 anni, ha esperienze radiofoniche e da podcaster. Adora il teatro, il cinema, la lettura, la scrittura, e il jazz che cerca in ogni espressione artistica. Scrive articoli, racconti e poesie, adora i gialli e i racconti brevi. Ha un blog personale: www.paolomaragoni.it

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La stanza di Virginia, rivista bimestrale di cultura e costume

Registrazione presso il Tribunale di Roma nr. 170/2012 dell'11/06/2012

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