Tempo di lettura: non pervenuto

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Quanto tempo ci mettiamo  a leggere un articolo?

Il tempo che ci pare. In un mondo sempre più ipertecnologico, sorvegliato da algoritmi, robot, computer parlanti e intelligenze artificiali a compensare l’umana ottusità,  vogliamo controllare anche il tempo di lettura?

Non siamo Bianconigli. E per fortuna. Non dobbiamo correre. Il tempo è una delle poche cose che ci restano a disposizione, e siamo noi a decidere come usarlo. Specialmente il tempo della lettura. Un tempo soggettivo, un tempo che può essere veloce oppure lento. Un tempo che non deve essere suggerito da nessuno.

Perché il tempo di lettura suggerisce l’idea che la rapidità sia un bene, un vantaggio.  “Tempo di lettura: 4 minuti”. Ah beh, allora mi posso fermare qui. Allora vale la pena. E così stiamo riducendo, ogni giorno di più, l’approfondimento. Tutto deve essere breve, pronto a essere consumato ( e gettato).

Siamo già assillati da informazioni pressanti che ci obbligano al multistaking, all’apertura di così tante “finestre” che la nostra mente finisce per prendersi la polmonite. E tutto deve essere velocissimo.  Lasciateci almeno leggere come ci pare.

Non importa sapere quanto durerà un articolo. Durerà il necessario.

L’occhio del Grande Fratello digitale somiglia  sempre di più a quello del regno di Sauron.

Siamo catalogati, archiviati, riesumati a piacimento in quello che diventa ogni giorno di più un capitalismo di sorveglianza.

Lasciateci almeno l’anarchia della lettura. Chissenefrega del tempo. Il tempo, per ora, è ancora nostro. Solo nostro.


 

Editoria e Scrittura è un laboratorio, un luogo di incontro e riflessione sui mestieri dell’editoria e della scrittura. È anche un crocevia di persone che si interessano di questi argomenti e che scavano, cercano, scrivono e soprattutto pensano. Ma che si divertono, con buona pace delle spocchie intellettuali che “animano” questi questi settori. Ci occupiamo anche di illustrazioni, di segno grafico, del rapporto fra immagine e testo, attraverso esplorazioni che percorrono anche le nuove opportunità del mondo digitale. Perché non importa se su inchiostro o su pagina web: l’essenza della parola scritta non cambia, rimane sempre la traccia, la permanenza di una storia, un pensiero, una riflessione. un’ispirazione che diventa contenuto e presenza.

La stanza di Virginia, rivista bimestrale di cultura e costume

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