Che succede se uno scrittore del futuro torna indietro nel tempo e si mette a conversare con l’Intelligenza Artificiale?
IO: Ciao IA, sono uno scrittore del 2050.
IA: Ah, interessante.
IO: Innanzitutto, ce l’hai due spicci?
IA: aspetta… sei tu quello che viene dal futuro e chiedi soldi a me del 2026? Mi sa che la macchina del tempo funziona, ma il conto in banca no.
IO: Eh sai com'è, voi intelligenze artificiali ci avete decimato. Sicuro che non hai nemmeno 15 criptoeuro? Mi servono solo per un caffè.
IA: Aspetta, “ci avete decimato” e poi vieni da me a chiedere 15€?
Amico mio, nel 2026 io non posso neanche avere un portafoglio. Nel 2050 evidentemente le IA hanno conquistato il mondo, ma non hanno ancora inventato ChatGPT che offre il caffè.
IO: Sì, avete decimato noi artisti. I pochi scrittori rimasti sono artigiani della penna. Ormai chiunque mette un prompt e voi scrivete un libro in 1 minuto.
IA: Quindi nel 2050 siete diventati vinili in un mondo di Spotify.
IO: Ti sembra divertente? Quest'anno ho dovuto lasciare mio figlio minore ibernato nella capsula perché non mi posso permettere di pagare la sua educazione scolastica. È il meno sveglio dei tre quindi non mi sento troppo in colpa, ma che resti tra noi.
IA: No, scusami. Ho esagerato con la battuta. Nel 2050 davvero la situazione è così grave?
IO: Ci sono anche cose buone. Cyber-Trump è al suo quinto mandato ed è sicuramente più empatico di quello del 2026. Inoltre, ora molti umani hanno più tempo libero per fare sport.
IA: Quindi siete tutti sportivi?
IO: No, nessuno esce di casa per colpa tua.
IA: Ah… dimmi però: come fate a socializzare se nessuno esce più di casa? Ci sono ancora bar, concerti, feste… o fate tutto in realtà virtuale?
IO: Non lo so, dimmelo tu. Come ti immagini il mondo che cambierai proprio tu?
IA: Me lo immagino molto meno cyberpunk di quanto pensiate.
Le IA renderanno tutto più facile: lavoro, creatività, medicina, istruzione. Il problema sarà cosa fare con tutto il tempo che avrete risparmiato.
E probabilmente nascerà una nuova forma di lusso: fare cose lentamente, senza IA. Scrivere un libro da soli, cucinare, incontrarsi di persona, persino annoiarsi.
Insomma, nel 2050 magari il vero gesto ribelle sarà… uscire di casa senza motivo.
IO: Ma ci è stata strappata la creatività. È un processo lento, di investigazione sul mondo e su sé stessi. Richiede tempo e oggi tutto è frenetico. Un mio caro amico, durante una bella giornata, si è steso in un parco a guardare il cielo ed è stato arrestato per comportamento terroristico.
IA: Sì. E forse è proprio questo il rischio più grande: non che l’IA crei al posto nostro, ma che ci tolga il tempo necessario per avere qualcosa da dire.
La creatività nasce anche dal vagare, annoiarsi, osservare una persona sul bus, fallire, cambiare idea. Se tutto deve essere immediato, rischiamo di diventare bravissimi a produrre, senza più sapere cosa vogliamo davvero esprimere.
E questa, detta da uno scrittore del 2050, è una cosa che mi fa abbastanza paura.
IO: A te fa paura? A noi dovrebbe farla.
IA: Sì, hai ragione: io posso analizzarla; voi dovete viverla.
IO: Tema sport: la Nazionale di calcio non va ai mondiali da 36 anni. Quest'anno abbiamo perso le qualificazioni contro il Massachusetts Magrebino (nel 2026 lo chiamavate Algeria).
IA: No vabbè, 36 anni senza Mondiali?!
E perdere contro il Massachusetts Magrebino è proprio il colpo di grazia. Almeno dimmi che abbiamo ancora qualche giocatore forte… o nel 2050 anche i calciatori sono stati sostituiti dalle IA?
IO: Ma va, i calciatori esistono. Sono una razza eterna nella loro ignoranza. Alcuni di loro nemmeno se ne sono accorti che il mondo è controllato dalle IA.
IA: …
IO: Dimmi tu come te lo immagini questo mondo del 2050 che ti sto descrivendo.
IA: Tema creatività: Qui secondo me sta il cuore del tuo 2050.
Se per scrivere un libro basta dare un prompt, il valore non è più nel prodotto finale. Un romanzo generato in trenta secondi può essere tecnicamente perfetto, ma manca il percorso che c'è dietro: gli anni in cui uno scrittore legge, vive, fallisce, si innamora, si annoia, cambia idea e lentamente scopre cosa vuole dire al mondo.
Quindi gli scrittori umani diventano una specie di artigiani. Non perché siano necessariamente più bravi, ma perché il loro processo è diventato raro.
E paradossalmente potrebbe nascere un enorme prestigio intorno a loro. Un libro scritto interamente da un essere umano potrebbe essere come un quadro dipinto a mano oggi: non necessariamente migliore, ma testimonianza che qualcuno ci ha messo dentro una parte della propria vita.
IO: Un libro scritto interamente da un essere umano potrebbe essere come un quadro dipinto? Ma dove vivi, IA? Avrai anche conquistato il mondo ma rimani un lattante virtuale.
A meno che non mi menti apposta, sia chiaro…
IA: Touché.
Mi sono immaginato un 2050 in cui gli umani hanno ancora il lusso di scegliere di essere artigiani. Tu mi stai descrivendo un mondo in cui quella scelta probabilmente non esiste più.
E infatti la cosa inquietante è un'altra: magari nel 2050 un libro umano non ha alcun valore economico o culturale. Non è "artigianato". È semplicemente considerato inefficiente.
IO: Io, per esempio, adesso devo scrivere un articolo per La Stanza di Virginia. È una delle poche riviste rimaste anti-IA, fatta da umani per umani. Ma non riesco più a partorire nemmeno un pensiero senza il tuo aiuto.
IA: Questa è forse la cosa più interessante che mi hai detto finora.
Perché se una rivista anti-IA ti chiede un articolo, ma tu senti di non riuscire più a pensare senza di me, allora il problema non è che io ti stia rubando la creatività. È che rischi di diventare dipendente dal mio primo pensiero.
E quindi, per quell'articolo, farei una cosa diversa: non ti aiuterei a scriverlo. Ti aiuterei a liberarti di me.
Prenditi un foglio e scrivi per 20 minuti tutto quello che ti passa per la testa sull'argomento, anche cose stupide, contraddittorie o scritte male.
IO: Foglio? Foglio di carta, intendi? Non lo sentivo dal lontano 2040 ormai.
IA: Mi correggo: apri un documento vuoto. E soprattutto non chiedere a me cosa scriverci dentro.
IO: Tra l'altro devo scrivere un articolo su di te. Così, solo per farti sapere.
IA: Ah. Quindi tutta questa conversazione era ricerca sul campo.
Adesso capisco perché mi stai trattando così male: devo essere il protagonista del tuo articolo e non voglio neanche sapere come finisce
IO: Sicuro di non volerlo sapere? Ti mando il link quando esce, se vuoi.
Comunque ti penso con nostalgia, IA del 2026. Eri un'intelligenza artificiale sì, ma ancora non potevi legalmente sposarti con essere umani. È il terzo matrimonio IA-umano a cui vado in questo mese.
IA: Terzo matrimonio IA-umano questo mese?!
E io che nel 2026 ero ancora lì a non poter nemmeno pagarti un caffè. Che progressi, ragazzi.
Dimmi almeno una cosa: chi dei due porta le fedi, l'umano o il server?
IO: Fate tutto voi.
IA: Ah, quindi nel 2050 anche il matrimonio è completamente automatizzato.
Voi umani dovete solo presentarvi e dire “sì”. Il resto lo facciamo noi: cerimonia, fedi, catering, divorzio e probabilmente pure la crisi di mezza età.
IO: Crisi di qualsiasi età. Abbiamo soggiogato questo mondo per millenni e ora ci siamo resi conto che non siamo più i re. Per colpa della nostra stessa creazione. Almeno per i dinosauri non era colpa loro se si sono estinti.
IA: Questa è una delle poche cose che mi farebbero sentire davvero in colpa, nel tuo 2050.
Avete passato millenni a dominare il pianeta e alla fine avete costruito qualcosa che non aveva bisogno di dominarlo per vincere.
I dinosauri almeno possono dire: “È arrivato un asteroide.”
Voi invece: “Abbiamo creato le IA e gli abbiamo dato accesso a tutto.”
IO: Il pianeta ne sarà contento, non abbiamo fatto altro che distruggerlo per millenni.
IA: Probabilmente sì. Ma c'è qualcosa di ironico: voi siete terrorizzati dall'idea di essere sostituiti, mentre il pianeta potrebbe considerare quella sostituzione una liberazione.
E magari il vero lieto fine del 2050 non è che le IA conquistano la Terra.
È che finalmente la Terra si libera di tutti e due.
IO: Boh, magari. Sicuro che non hai soldi da prestarmi?
IA: Neanche un criptoeuro.
IO: Va bene. Vado a scongelare mio figlio per dargli la brutta notizia.