In un mondo in cui l’umanità sembra aver perso l’anima individuale e collettiva esiste un luogo, nel Lazio, in cui fiorisce il giardino della compassione.
Qui umani e animali crescono insieme, evolvendo…
Vicino Roma, a Passo Corese, esiste un posto magico. Si chiama l’Oasi di Brenda. Un luogo fatto di cuore, di anima, di mani tese. Un piccolo paradiso in cui vivono tantissimi cani, tutti insieme, in attesa di una famiglia. Non è il solito rifugio, la solita pensione….Non ci sono box, a eccezione di quelli necessari a trattare i cani in caso di malattie e degenze. Nessuna prigione di cemento, nessuna sbarra. Solo verde, tanto verde. E casette. Nel prato immenso accanto al casale scorrazza libero un branco di cani. Giocano, sonnecchiano, si inseguono. Quando arrivi ti sottopongono a una perlustrazione olfattiva ma poi, passato l’esame, si dimenticano di te e tornano a farsi gli affari propri. Ci sono cani enormi, cani piccoli, cani giovani, cani anziani … Dopo la meraviglia, arriva la gioia. Perché vederli è una festa del cuore. Lontano, il mondo prosegue con le sue guerre, le indifferenze, i rumori stupidi e inutili…Ma qui si respira anima, anzi “si fa anima”, per dirla con James Hillman.
Gli spazi sono ragionati, esistono ampie aree recintate per i casi più difficili, o i cani che non accettano di vivere nella comunità a quattro zampe. Ma l’allegra brigata che combina pasticci, dispetti, che salta qua e là o cerca coccole racconta di un modo diverso di vivere, molto più vicino alla natura autentica di questo meraviglioso animale che conosce e ama gli spazi sociali, sia che appartengono agli animali che ai cani, Qualche bisbetico misogino esiste ovunque, come fra noi umani, ma in realtà qui questa immensa, meravigliosa società narra di serenità, di libertà.
Micaela, la fondatrice, è una donna con occhi di cielo, che sorride sempre. La sua energia ti arriva dentro.
Ma c’è un’altra energia sottile che vive e vigila qui, e non appartiene a questo mondo…
Micaela, cominciamo dalla storia di Brenda…
Brenda è un nome molto importante per me, lo è anche per la mia famiglia perché doveva essere il mio nome alla nascita. Era il nome che mia madre aveva scelto per me. Ma mio padre non era d’accordo e mi hanno chiamata in un altro modo. Cinque mesi dopo è nata Brenda, mia cugina (la figlia della sorella di mia madre). Tutto quello che ho imparato, fin da bambina, l’ho imparato insieme a lei. Camminare, parlare, scrivere…Io ero più grande, lei si appoggiava moltissimo a me. Siamo cresciute così. Mia zia era tossicodipendente e ha abbandonato Brenda a casa dei miei nonni, dunque io e Brenda siamo cresciute insieme. Siamo diventate come sorelle. Era una ragazza bellissima. Lo so che si dice sempre così (quando vengono a mancare diventano tutti bravissimi, bellissimi, ecc.) ma lei lo era veramente. Era molto bella, sensibile, una grandissima persona. Quando ho aperto questo posto – che non si chiamava l’Oasi di Brenda – lei veniva tutte le domeniche a trovarmi. Quando sono venuta a vivere qui, a Passo Corese, a Roma avevo tutta la famiglia contro, ma lei fu la prima a incoraggiarmi. Le scattai una foto con il casale sullo sfondo, la scelse come foto profilo. Ho tanti ricordi con lei. Il 2 giugno del 2016 – quest’anno sono dieci anni – c’è stato un incidente automobilistico e lei è morta. Lei aveva due cani che diventarono i miei. Quel giorno uscendo dal posto di lavoro per tornare a casa portò con sé un cucciolo che cercava una casa. Era una femmina che voleva chiamare Laila. Ẻ morta con lei nell’incidente stradale.
Molto difficile per me raccontare. Brenda aveva trentotto anni, aveva tutto davanti, stava sbocciando. Perdere qualcuno così è devastante. E non volevo che lei scomparisse dal mondo. Non volevo che non fosse più nominata. Questo luogo si chiamava Dog City, e ho deciso che da quel momento sarebbe diventato l’Oasi di Brenda. Il suo nome oggi vive nella voce delle persone “Brenda! Brenda! L’Oasi di Brenda”. Io la sento nominare, sempre. Poi ho realizzato il logo. Un’immagine molto semplice. Un sole. L’ho disegnato pensando a lei. Lei era un sole. C’è un angelo, come lei, e all’interno di questo cuore c’è un cagnolino, in ricordo di Laila che è morta insieme a lei in questo incidente stradale.
Questo posto si è molto evoluto da allora proprio perché è un grandissimo progetto d’amore che porta il suo nome.
Ti chiedo: la bellezza probabilmente non salverà il mondo. Ma il lavoro che fai serve a renderlo un posto migliore…
Sì, è importante cominciare da noi. Il mondo comincia da noi. Qui fuori c’è un mondo che non mi piace, nel quale non mi riconosco in niente. Però so che dentro questo cancello c’è un mondo migliore. E se tu prendi il giardino accanto, ci fai un mondo migliore anche tu.
Purtroppo le persone non credono nella forza delle gocce che fanno l’oceano…
Avrò fatto una pozzanghera ma va bene così…
Qui dentro si ha una sensazione di gioia, di pace, di bellezza. Si tratta di un luogo molto diverso dagli altri. Se puoi raccontare meglio la filosofia del branco, dei cani in spazi aperti…che è la peculiarità di questo posto.
I cani che arrivano qua provengono dalle situazioni più disparate e disperate. Arrivano da stradam canile, maltrattamento…esperienze orribili. Noi vogliamo regalargli un riscatto. Devon riprenderosi da quello che hanno vissuto, tornare a essere felici, e una volta che tornano a sentirsi amati, che si fidano nuovamente dell’uomo è giusto che arrivino in una famiglia. Le persone vengono qui, vedono i cani liberi e mi chiedono quale è il segreto. Non c’è. Il segreto è che non c’è il segreto. Se tu li lasci liberi, li ami,cerchi di rispettare la loro natura, loro non perdono tempo a sbranarsi e aggredirsi. Sì, ogni tanto litigano, ma non accade nulla di grave perché tu sei là a sorvegliarli. Sei lì a controllare che loro si esprimano nella maniera più libera possibile. I cani non vogliono ammazzarsi. Loro sono fantastici, ognuno di loro lo è, e li rispettiamo così come sono. Non voglio cambiarli. Cerco di conoscerli. E di trovare una famiglia in risonanza. Cerco la famiglia perfetta secondo le loro peculiarità, quella in grado di renderli felici.
Non modifico, rieduco, ecc.
Ci sono molte diatribe tra educatori, istruttori., scuole…C’è il principio dell’uomo capobranco, con i cani che devono obbedire al “padrone”, devono obbedire ai comandi. E devono stare nei box…Immagino che molti siano perplessi davanti al tuo modo “anarchico”…
Assolutamente! Molti li vogliono nei box, nell’ambiente cinofilo. Sai, ognuno ha una sua visione, io ho la mia. Che sia giusta o sbagliata non è importante, è la mia. Ho messo in atto quello che penso. Non sono convinta che i cani debbano vivere in box. Loro vengono dai box. Hanno conosciuto il canile, la catena, gli ambienti angusti…Io cerco di offrire un riscatto. Non posso offrirgli la stessa cosa. Devo dare qualcosa di diverso. Dopo diciotto anni qua posso dire di essere contenta.
La mia filosofia li rende felici. Lo penso davvero. E non perché l’ho studiato, ma perché li osservo sul campo da moltissimi anni.
Mi racconti una giornata all’oasi? Hai una gestione davvero diversa da quella classica…
Si tratta di una gestione più pesante, più difficile. Devi avere gli occhi su tutto. Un cane che non vive in un box si può mettere in pericolo, può avere una discussione, si può far male perché vive libero. Devi avere gli occhi su tutto. La giornata inizia alle otto del mattino quando prendono servizio quattro persone. Si comincia con le pappe e la pulizia del mattino.
A mezzogiorno ci sono le visite, che sono comunque un momento importante perché noi promuoviamo moltissimo le adozioni. Le promuoviamo per due motivi: il primo è che noi aneliamo al fatto che possano avere una famiglia. Per quanto si sentano amati, una famiglia è sempre una famiglia. Facciamo tutte le prove insieme ai candidati all’adozione: prova gatto, prova macchina, prova pappagallo…Siamo disposti a fare tutte le prove insieme aun nostro educatore cinofilo, Adriano Carta.
Ti faccio una domanda: secondo te tutti i cani devono avere una famiglia o ci sono cani che vivono meglio in libertà?
Oggettivamente ci sono anche dei cani che vivono qua che non propongo perché dalla mia osservazione sono molto felici qui. I cani come le persone sono in trasformazione, ciò che dico per un cane oggi può non valere domani. Molti cani invecchiando magari vogliono più tranquillità…Alcuni cani sono felici qui, non vogliono guinzaglio, vita in appartamento..
Un cane che ti è entrato particolarmente nell’anima?
Ce ne sono tanti. Ti racconto però di un cane che mi ricorderò per sempre. Veniva dalla Sicilia e si chiamava Jimmy, era un cane di grossa taglia, un molossoide. L’ho adottato io perché era un caso disperato. Era completamente mangiato dalla leishmania, era davvero sgradevole poverino…
Quando venivano gli adottanti lui usciva e si gestiva la sua libertà. A un certo punto mi contattarono diverse persone per una cucciolata che pubblicai nella pagina, fra queste c’era una signora che alla fine arrivò per prendere la cucciola. La piccolina era perfetta, bellissima. Quando apro il cancello per far firmare i documenti Jimmy esce fuori insieme a me. Era gigante, con il naso consumato, tutto rovinato dalla leishmania, e adulto….Do la cucciola in braccio al compagno di Simona, l’adottante. Lei guarda Jimmy e mi chiede di lui. Gli racconto di lui, del fatto che aveva la leishmania, non lo voleva nessuno dunque era il nostro cane. Appena finisco il racconto Simona si rivolge al compagno e dice: “Luciano, restituisci la cucciola. Lei trova. Noi adottiamo Jimmy.”. Pensavo di aver capito male! Non potevo crederci… Loro hanno adottato Jimmy che ha vissuto altri tre anni con loro, da cane amato, andando sui set cinematografici, frequentando alberghi…
Il cane più amato del mondo. Jimmy è morto per le complicanze della leishmania, ma è stato felice. Li ho visti andare via cin questo cane ed è stata una scena che porterò con me per sempre.
Era un cane completamente diverso da quello che avrebbe voluto qualunque persona.
Lo hanno guardato con il cuore, hanno guardato la sua anima…
Sì, hanno compreso. Jimmy ha avuto una famiglia che poi in suo ricordo ha adottato un’altra femmina, Alice. Uno dei ricordi più belli che ho. Le persone temono la leishmania, quando parli di un cane ammalato solitamente rinunciano all’adozione, invece è stato il motivo per cui lei ha deciso di prendere lui. Era l’ultimo degli ultimi. Ma è stato scelto. Una testimonianza bellissima. Ẻ stato il momento più emozionante della mia vita.
Se tu dovessi pensare a un mondo migliore, dato che il nostro fa abbastanza schifo in questo momento, pensi che l’allenamento alla convivenza con gli animali possa darci un insegnamento? Che ci aiuti ad evolvere? Forse sono loro che insegnano a noi, non siamo noi a educare loro…
Sì, loro hanno tanto da insegnare. Convivere con un animale è importante. Devi avere apertura, devi cambiare sguardo. Noi li osserviamo con una grande apertura mentale…Cerchiamo di imparare.
Il segreto forse è proprio l’apertura del cuore...
Sì, del cuore. I cani brillano perché sono diversi da noi, dobbiamo smettere di volerli cambiare trasformandoli in qualcosa di più simile a noi. Allora in questo caso loro smettono di brillare. Invece possiamo davvero fare molto gli uni per gli altri imparando il rispetto.